Era il 2 giugno del 1981 quando in un incidente stradale
accaduto all'incrocio fra via Nomentana e via XXI aprile Rino Gaetano se ne
andava a soli 30 anni. Dopo un lungo periodo di dimenticanza, alla fine degli anni
'90 le sue canzoni sono tornate alla ribalta con un successo grandissimo
specialmente nelle giovani generazioni. Sono canzoni spesso di denuncia sociale, graffianti e
ironiche, beffarde e lucide, piene di doppi e tripli sensi che fanno a volte
grattare la testa alla ricerca del loro significato più nascosto, oltre a
suggerire sorrisi e risate per le strofe che spesso ospitano, ironiche e
dissacratorie.
E' impossibile elencarle tutte e al citarne una si rischia
di non rendere giustizia alle altre. Si va dalle più famose, come "Ma il
cielo è sempre più blu" un inno di denuncia per uno stato di cose che non
è cambiato, trent'anni fa come oggi; "Mio fratello è figlio unico",
una carrellata di istantanee, altro inno di denuncia che mescola realtà sociali
e familiari, ironico e amaro; e ancora "Aida", che ripercorre i
cinquant'anni di storia d'Italia che vanno dal ventennio fascista agli anni
'70, "Nun te reggae più", una vera raffica di strofe che si scaglia
contro i poteri di allora, così simili a quelli di oggi, dai partiti politici a
certi giornalisti, passando per la P2 e personaggi popolari. E poi le meno
conosciute, come "Spendi spandi effendi", sberleffo all'italiano
medio innamorato di automobili, assetato di benzina al punto da esser pronto a
vendere la propria fidanzata in cambio di un litro di costoso "olio
nero", oppure la divertente "Capo Fortuna" che sembra il
ritratto preciso di alcuni politici attuali, in particolare di uno oggi molto
potente. E ancora "Fabbricando case" altra canzone di denuncia contro
l'Italia dei palazzinari, così drammaticamente attuale, nel paese della
cementificazione, delle tangenti, dove ci si arricchisce costruendo col cemento
annacquato in zone sismiche e dove si "fabbrica case popolari biservizi
secondo il piano regolatore", come nel nostro povero Municipio,
saccheggiato negli ultimi tre anni in virtù del piano regolatore 2008.
Canzoni di denuncia si, ma sempre con quel tono beffardo e
ironico che ti fa sorridere mentre le ascolti, rendendo forse la cruda realtà
un po' meno pesante. Con quelle frasi che a volte sono apparentemente senza
senso, ma che di significati ne hanno eccome e che ognuno interpreta come
vuole. C'è spazio sempre anche per la poesia, come nella dolcissima "Sei
Ottavi", per l'amore, anche per la sua terra, la Calabria dove Rino era
nato. Ma le canzoni di Rino vanno ascoltate, non si possono raccontare. Perché
spesso in una sua canzone si possono leggere tanti significati, più leggeri e
più profondi, e a ognuno la libertà e il divertimento di coglierci ciò che
vuole. Come in "Gianna", "I love you Marianna", "Ahi
Maria", "Berta Filava", eccetera. Ciò che è certo è che Rino si
divertiva scrivendo, anche se al tempo stesso faceva uscire tutta la sua rabbia
e la voglia di denuncia. È questo quindi il miglior modo di ricordarlo:
ascoltarlo, cantarlo. Ciò che hanno fatto in migliaia la sera del 2 giugno in
piazza Sempione cantando e ballando al ritmo delle sue ballate e delle sue
canzoni. Il 7 giugno è stata anche apposta una targa in suo ricordo sotto il
civico dove viveva, in via Nomentana 53: "Qui è vissuto un grande autore e
interprete della canzone italiana", recita la scritta che vi è incisa.
Ciao Rino, Montesacro non ti dimentica.
di Lorenzo Pasqualini da LaQuartaOnLine (Grazie!)
